E allora il PD?

Riprendo il mantra che si è sentito e si sente in rete da un po’ di tempo ogni volta che si critica l’attuale governo. Chi, per qualunque motivo, pensa che l’attuale governo stia facendo bene e non vada criticato, se ne esce sempre con questa frase a effetto: ‘ e allora il PD?’

Ma stavolta la frase la voglio usare io, mi viene proprio bene. Viviamo un momento difficilissimo con un ridicolo presidente del consiglio che fa la bella statuina e due vice, uno in particolare, che fanno il bello e il cattivo tempo. L’azione del governo è a dir poco caotica (non mi addentro nemmeno nelle accuse di fascismo che richiederebbero una discussione a parte) e contraddittoria, lo spread sale un giorno sì e l’altro pure, il conflitto con l’Europa si incancrenisce e la crisi economica picchia duro. Per non parlare poi delle scelte politiche in tema di immigrazione e dei continui attacchi ai diritti delle donne e del mondo arcobaleno che ci riportano indietro con un gigantesco balzo all’italietta povera e chiusa in se stessa degli anni ’50.

E in tutto questo il PD che fa? Mobilita la piazza, propone referendum, si mobilita, reinventa una proposta politica alternativa? La butto là: uno ‘Yes we can’ alla Obama che ha percorso l’America in lungo e in largo parlando con la gente e ascoltando i loro problemi oppure una nuova Leopolda senza il rottamatore, ma con qualcuno giovane e nuovo, qualcuno che abbia un’idea di futuro per il nostro paese. Qualcuno che abbia un programma coraggioso e originale che sappia andare avanti su tempi lunghi e coinvolga i cittadini in uno slancio di speranza e di partecipazione democratica.

E allora, in tutto questo il PD che fa? Si fa i suoi congressi e propone i suoi premier, ovvio. Nomi nuovi, almeno? Come no? Zingaretti, Minniti, magari anche la Boschi come specchietto per le allodole, in attesa che il ragazzotto toscano riprenda pigolo e magari si ricandidi. Davvero un bel vedere…

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